Orientamento Cognitivo Costruttivista Relazionale

Orientamento Cognitivo Costruttivista Relazionale

28 Agosto 2023   |   Approfindimenti

Il modello Cognitivo Costruttivista Relazionale

“Il numero degli ordini possibili è infinito e dipende dal punto di vista degli osservatori.” 

L’Approccio Cognitivista è una forma di intervento psicologico che negli ultimi anni si è imposto come una delle metodologie più valide per il trattamento delle problematiche psicologiche. I suoi tassi di efficacia, a livello di riduzione sintomatologica in diverse forme psicopatologiche, sono spesso utilizzati come parametro funzionale di riferimento per altri tipi di psicoterapie.

La terapia cognitiva nasce tra gli anni Sessanta e  Settanta, periodo in cui gli approcci cognitivi sostituiscono le teorie comportamentiste nell’ambito della psicologia di base.

Nello specifico, l’approccio cognitivo-costruttivista- relazionale, si focalizza principalmente sugli aspetti della conoscenza personale, cioè sulle modalità con cui ogni individuo rappresenta il mondo e ricorda le esperienze della propria vita, sia del passato remoto sia di quello più recente.

Lo stile cognitivo-affettivo e lo stile cognitivo-interpersonale si strutturano, nel corso dello sviluppo individuale, nel contesto della relazione con le figure affettivamente significative (in particolare la figura di attaccamento) e diventano una caratteristica stabile della personalità.

Il lavoro terapeutico si orienterà quindi in due direzioni parallele: un lavoro sull’analisi delle modalità con cui ogni individuo dà significato agli eventi di vita, volto ad aumentare la consapevolezza della persona sui propri meccanismi e schemi; l’utilizzo di strumenti e tecniche cognitivo-comportamentali orientate direttamente sul sintomo, per renderne possibile la gestione.

Sarà poi compito del terapeuta, in quanto perturbatore strategicamente orientato, accompagnare il paziente in questo viaggio insieme alla scoperta di sé, attraverso il riconoscimento di emozioni critiche che, se non comprese ed espresse, possono assumere la forma di sintomi e di comportamenti disadattivi. In conclusione, l’obiettivo è giungere ad un’immagine di sé che integri pensieri ed emozioni, consentendo una maggiore flessibilità nell’affrontare gli eventi di vita e favorendo un processo di distanziamento critico dalla propria sofferenza.

Viene utilizzato il sincronico della relazione tra terapeuta e paziente per fornirgli la possibilità di agire giochi relazionali patologici che ha difficoltà a mentallizzare e quindi a riportare in seduta.

Il cambiamento in questo modello è visto come una riorganizzazione del significato personale: si sfruttano indirettamente le emozioni suscitate nel contesto per innescare tale processo.

Il ruolo del terapeuta non è pedagogico istruttivo, ma si basa sulla costante cooperazione paritetica  mettendo in atto un processo di esplorazione congiunta. Perturbando si dà nuovamente potere e libertà al paziente.

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