Lo Psicologo dell’area Neuropsicologica: di cosa si occupa?

Lo Psicologo dell’area Neuropsicologica: di cosa si occupa?

12 Settembre 2023   |   Approfindimenti

La neuropsicologia si occupa dello studio del cervello.

Sarebbe la definizione più semplice e sbrigativa che potremmo trovare, se non fosse però che il cervello è, ad oggi, l’organo più complesso che abbiamo.
Quindi, di cosa si occupa davvero la neuropsicologia?

Per dirlo con le parole di due famosi neuroscienziati: “un po’ come per l’universo: più cerchiamo di capire dove finisce, più ci rendiamo conto che è molto più vasto di quanto pensassimo.” 

Lo studio del cervello non comprende solo l’analisi dell’anatomia o delle malattie ad esse connessa, ma si estende anche a tutte le funzioni che fanno si che si possa interagire con il mondo che ci circonda, dando un significato alle esperienze che si vivono.

Ecco quindi che ambiente, genetica ed esperienze contribuiscono a formare il nostro mondo, un mondo che però non è sempre perfetto.

All’atto pratico, potrà infatti capitare di essere indirizzati da uno psicologo dell’area neuropsicologica per una visita, vediamo quindi come si articola questo lavoro.

Quando parliamo di valutazione neuropsicologica facciamo riferimento all’attività svolta per definire il quadro cognitivo di una persona, ovvero il funzionamento di alcune abilità come l’attenzione, la  memoria e il linguaggio. Oltre a queste funzioni, prettamente cognitive, vengono indagati anche gli aspetti emotivi e comportamentali che contribuiscono altresì al nostro funzionamento.
La valutazione cognitiva non va intesa come un esame cui l’intento è quello di giudicare l’intelligenza della persona dando un voto, bensì come un’opportunità per approfondire il proprio funzionamento e le proprie abilità. È come se facessimo una fotografia, che ci servirà come confronto e, soprattutto, come punto di partenza per capire come indirizzare il lavoro da svolgere.
Effettuare una valutazione può essere utile in età adulta con persone che hanno subito danni neurologici a seguito di eventi acuti, come emorragie cerebrali, traumi o ictus ma anche con persone che vanno incontro a un deterioramento cognitivo come per esempio nel caso della malattia di Alzheimer o del Morbo di Parkinson e molte altre.

Gli eventi acuti o l’invecchiamento possono causare alcune alterazioni cognitive come la perdita di memoria, dell’attenzione, disorientamento ma anche disturbi comportamentali o cambiamenti del tono dell’umore che possono anche ridurre l’autostima della persona e avere un impatto sulla qualità della vita non solo del paziente  ma anche di tutta la famiglia. In questi casi può essere utile un percorso di valutazione neuropsicologica con l’obiettivo di stabilire le cause del deficit, valutarne l’entità e le funzioni compromesse, ma soprattutto identificare le capacità residue per formulare un piano di intervento. 

La valutazione prevede un colloquio preliminare, la somministrazione di test specialistici ed eventualmente una proposta di intervento in quanto è possibile lavorare sulle funzioni compromesse e sulle abilità residue in diverse modalità. 

Una volta analizzata la situazione di partenza, potrebbero essere necessari degli incontri di riabilitazione cognitiva per ripristinare le funzioni compromesse mediante esercizi mirati e calibrati.

Se, invece, il quadro che ci si pone davanti non riguarda patologie acute ma comprende casi più ampi di deterioramento cognitivo è bene intervenire  il prima possibile ed è maggiormente indicata la stimolazione cognitiva, al fine di promuovere un invecchiamento sano preservando il più a lungo possibile le funzioni cognitive.

Un’ulteriore proposta di intervento che risulta molto utile è il supporto psicologico, sia per il paziente che per tutta la rete di familiari e caregiver in quanto le compromissioni causate dai deficit neurologici possono avere un impatto significativo sull’autostima, sul comportamento ma anche sulla qualità della vita del singolo paziente e di tutta la famiglia. Attraverso colloqui di supporto psicologico si possono dare delle indicazioni pratiche e dei consigli su come affrontare la malattia e anche offrire uno spazio di ascolto in cui vengano accolte le difficoltà anche a livello emotivo.

Infine, la valutazione neuropsicologica può servire anche come punto di partenza per l’allenamento cognitivo in soggetti neurologicamente sani. Infatti, come per i nostri muscoli è necessario fare movimento per mantenerli in allenamento, anche il cervello ha bisogno di una sua specifica palestra.
Si parla infatti di potenziamento delle funzioni cognitive per riferirsi a uno specifico intervento volto a sfruttare la capacità del cervello di essere plastico, allenando e sfruttando al meglio le proprie capacità così da migliorare le performance lavorative e sportive e, soprattutto, favorire un invecchiamento sano. 

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